




Villa Schifanoia
La storia narra che questa sia la famosa villa nella quale, durante la terribile pestilenza che nel 1300 aveva colpito Firenze, si sarebbe rifugiata la compagnia di giovani che con i loro racconti dette vita al Decamerone di Giovanni Boccaccio. Il nucleo quattrocentesco della villa appartenne fino alla metà del ‘500 alla famiglia Cresci, successivamente ebbe diversi proprietari, subendo modifiche ed aggiunte. Il celebre scrittore francese Alexandre Dumas vi abitò per un periodo e vi scrisse un libro proprio dedicato alla villa. Nel 1927 divenne proprietà di Myron C.Taylor, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede che restaurò completamente la villa per ospitare la sua collezione di opere d’arte. Sfruttando la morfologia del paesaggio creò ampi giardini classici su tre terrazzamenti a differenti livelli, l’ambiente è arricchito da fontane, statue, vasche, meridiane ancora funzionanti e decorazioni varie. In seguito la Villa fu donata a Pio XII e per diverso tempo rimase di proprietà della Chiesa che vi ospitò un collegio per giovani americani che studiavano a Firenze. Dal 1996 appartiene allo Stato italiano che ne ha fatto una delle sedi dell’Istituto Universitario Europeo.
Villa Le Balze
La villa, situata quasi dirimpetto a Villa Medici e costruita tra il 1911 ed il 1913, fu progettata da Cecil Pinsent e Geoffry Scott per Charles Augustus Strong, ricco americano appassionato di filosofia che vi visse fino alla sua morte avvenuta nel 1939. La costruzione sorge su un terreno scosceso denominato le Balze di Macciò. La sistemazione del giardino ebbe inizio nel 1914 e dal 1917 fu proseguita dal solo Pinsent. Il giardino de Le Balze è particolarmente ricca di decorazioni come mosaici, statue, stucchi tutte realizzate dallo stesso Pinsent. Nel 1979 la figlia di Strong, la marchesa Margaret Rockefeller de Cuevas de Lorain, per rispettare le ultime volontà del padre di farla rimanere un centro di cultura, regalò la villa alla Georgetown University che da allora vi ospita i suoi studenti durante la loro permanenza in Italia.

Villa Nieuwenkamp
«Riposo dei Vescovi»
La villa, sorta su una preesistente casa colonica appartenuta ai possedimenti della Badia Fiesolana, fu trasformata in residenza signorile nel XIX secolo. Il nome Riposo dei Vescovi deriva dal fatto che qui sostavano i Vescovi durante le loro salite verso Fiesole. Nel 1926 diventò l’abitazione del pittore, incisore e architetto olandese Wynand Otto Jan Nieuwenkamp, che legò strettamente il luogo al suo nome e alla sua persona. Dopo lunghi viaggi nelle Indie Olandesi e alcune peregrinazioni in Italia, attratto dal clima e dal paesaggio, W.O.I.N. (così firma ogni suo disegno), scelse Fiesole per realizzare quella che definì La Villa sulla Collina. Per venticinque anni curò personalmente la decorazione della villa e fece ingrandire il parco secondo un gusto eclettico e fantasioso. A tale lavoro dedicò due volumi: il primo illustrato da foto ed il secondo da splendidi disegni di suo pugno. Il giardino è uno scenario verde con un suo fascino decadente. Fontane, statue, arredi marmorei sono sparsi in vari angoli dal giardino così come erano stati voluti e realizzati dal versatile artista. Molti gli oggetti e le statue di fattura orientale, raccolti da Nieuwenkamp durante i suoi viaggi: un gong in bronzo, una statua di Buddha e grandi conche ed orci in terracotta dell’Impruneta.

Castel di Poggio
L’edificio, realizzato secondo la moda dell’epoca in stile neo-medievale, risale alla fine dell’Ottocento ed è un’ideale ricostruzione del primitivo castello, presumibilmente duecentesco, che era stato edificato inglobando la sommità del poggio, dal quale deriva il nome, e dal quale la famiglia dei Del Manzecca partiva per compiere le sue scorribande ai danni dei fiorentini. Nel 1348 la Signoria di Firenze lo rase al suolo. I resti del castello furono acquistati dagli Alessandri e, nella seconda metà del Quattrocento, Niccolaio fece ricostruire l’intero complesso caratterizzato dalle mura merlate, l’alta e robusta torre, la dimora signorile e la cappella. Nei secoli passò ancora varie volte di mano subendo altre trasformazioni che gli conferirono l’aspetto di una fortezza vera e propria. Il Castello racchiude un cortile interno mantenuto a prato e ombreggiato da lecci e cipressi, mentre intorno, oltre a prati e oliveti, si trovano rigogliosi boschi di lecci, querce e castagni.

Castello di Vincigliata
Le origini del castello sono antichissime, i primi cenni si hanno nel 1031. Per ben ottocento anni il castello è stato venduto o perso al gioco tra le famiglie più importanti e famose di Firenze fino ad essere quasi distrutto. Nel 1840 le sue rovine catturarono l’attenzione di un giovane Lord inglese, John Temple Leader che passeggiando tra le colline fiesolane si imbattè in questo pittoresco rudere e, affascinato da tale meraviglia, decise di comprarlo. Nell’arco di dodici anni lo ristrutturò secondo il gusto del gothic revival. Famosi artigiani, scultori, scalpellini e pittori fiorentini lavorarono alla ricostruzione del castello in ogni suo particolare seguendo rigorosamente lo stile medievale. L’intervento non si limitò al solo restauro dell’edificio, ma comprese anche i terreni circostanti, rimboschendo le pendici della collina con un ricco sottobosco e con piante che si potessero adattare al terreno roccioso. Il grande merito di Temple Leader è stato quello di dare una connotazione precisa al paesaggio, rimboschendolo con cipressi, pini e lecci romanticamente collocati nelle zone più emergenti. Acquistò l’antica Cava delle Colonne, così chiamata perché le sue pietre erano servite alla costruzione delle colonne della Cappella dei Principi in San Lorenzo, e trasformò questo bacino naturale in laghetto-piscina.
Si favoleggiava che il castello avesse passaggi segreti, trabocchetti, stanze misteriose ed altre diavolerie che la fantasia romantica aveva attribuito al medioevo. Tra tutte le storie imprigionate in quelle mura John Templar Leader amò la leggenda di Donna Bianca, giovane e bella fanciulla corteggiata da molti uomini, ma innamorata del figlio del peggior nemico della sua famiglia. Malgrado ciò il loro amore sembrò trionfare fino al giorno delle nozze, giorno in cui i fratelli di Bianca uccisero il futuro sposo che cavalcava per raggiungere l’innamorata. Bianca, ancora nel suo abito nuziale, dal dolore morì di crepacuore. Da allora il suo spirito aleggia tra le mura del castello proteggendo ogni tipo di amore, soprattutto quelli più difficili.
Villa Montececeri
La proprietà è alle pendici del Montececeri, laddove documenti d’archivio attestano che Leonardo da Vinci possedeva un oliveto e vi tentò i primi esperimenti di volo con le macchine di sua invenzione. Si tratta di un parco privato interamente chiuso da un alto muro di cinta che raggiunge un’estensione di 16 ettari. Nel grande bosco ricco di pini, cipressi, querci, lecci, corbezzoli, ginestre, orchidee selvatiche, ciclamini, anemoni, rose muschiate, vivono in armonia con l’ambiente istrici, volpi, tartarughe, ricci, scoiattoli, tassi. I campi coltivati formano una piccola azienda agricola che produce olio d’oliva e vino. Negli anni ’50 l’architetto Pier Niccolò Belardi progettò il giardino all’inglese e la piscina scolpita nella viva roccia. La villa fu costruita nel primo Ottocento, altri edifici agricoli risalgono al secolo XIV.
Villa Medici o Belcanto
È una delle ville più antiche appartenuta alla famiglia Medici ed è, tra le ville medicee, la meglio conservata e nello stesso tempo la meno conosciuta.
Fu fatta costruire al posto di un caseggiato da Cosimo il Vecchio. Verso il 1450 suo figlio Giovanni, secondo Giorgio Vasari, la fece ristrutturare dall’architetto di famiglia Michelozzo. Studi recenti, tuttavia smentiscono questa prima ipotesi e ne attribuiscono il progetto a Leon Battista Alberti. La villa fu edificata tra il 1451 ed il 1457, come risulta dalle denunce catastali ed è un tipico esempio di costruzione del primo rinascimento, con finestre riquadrate da cornici in pietra serena ed ampie logge aperte sul panorama. L’aspetto della villa è molto diverso dalle ville medicee precedenti: è scomparsa la componente difensivo-militare, quindi mancano le torrette, i camminatoi sopraelevati, il fossato. Le logge sono un chiaro segno di apertura verso l’esterno a differenza delle fortificazioni “chiuse” per esigenze difensive. La personalità di Giovanni Medici si manifestò nel forte ridimensionamento della componente agricola e produttiva della Villa in favore di una totale dedizione allo svago per sostenere l’attività intellettuale. Era infatti la prima volta che una residenza di campagna si dotava di giardino anziché di tenuta agricola. Nel 1469 ne divenne proprietario Lorenzo il Magnifico che vi trascorse lunghi periodi in compagnia di poeti e letterati appartenenti all’Accademia Neoplatonica quali Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e Agnolo Poliziano.

Villa di Maiano
La villa con il suo giardino, posto in posizione dominante su Firenze, fa parte dell’antico complesso della Fattoria di Maiano, situato alle pendici del Monte Ceceri, famoso per le sue cave di pietra serena utilizzata dai grandi artisti del rinascimento fiorentino. L’originario “palagio di Maiano” venne distrutto nel 1467 da una violenta tempesta, tanto che l’allora proprietario Bartolommeo degli Alessandri, per far fronte ai debiti, dovette vendere l’intero complesso con l’ampio podere circostante. Proprietari divennero i conti di Santa Fiora, successivamente i Buonagrazia, i Pazzi (qui nacque la futura santa Maria Maddalena dei Pazzi) e nel Settecento i Gucci Tolomei. Nel 1850 entrò nei possedimenti di John Temple Leader il quale l’acquistò “a cancello chiuso” cioè con tutto quello che conteneva. L’eclettico uomo politico inglese fece della villa la sua abitazione ed il centro dei suoi affari, iniziando quei lavori di complessivo restauro della zona che ebbero il culmine nella ristrutturazione neogotica del vicino Castello di Vincigliata. La trasformazione dell’ambiente riguardò anche il giardino e le famose colline circostanti. Con un sapiente intervento paesaggistico vaste superfici furono imboschite con cipressi, lecci e querce mentre sui terreni più pianeggianti furono incrementati gli olivi ed i vigneti. La villa ebbe numerosi ospiti illustri come la regina Vittoria che nel 1893 fece alcuni schizzi del laghetto per il suo album di ricordi. Negli ultimi anni la Villa ha accolto set cinematografici per film come “Camera con vista” di James Ivory ed “Un tè con Mussolini” di Franco Zeffirelli.
Oggi la Villa è sede dell’azienda “Fattoria di
Maiano”.

Villa Peyron
al Bosco di Fontelucente
La villa, il giardino formale e l’ampio parco si trovano in una bellissima posizione con una vista spettacolare su Firenze. Il toponimo del luogo prende la denominazione da una fonte cinquecentesca, immersa nel rigoglioso bosco a monte della villa e che fornisce per caduta l’acqua necessaria al funzionamento delle numerose fontane presenti nel giardino e nel parco. La Villa, verosimilmente, fu costruita su rovine di epoca etrusca, delle quali vi sono tracce evidenti nei sotterranei e nelle immediate vicinanze, come i muri ciclopici emergenti nel parco; col passare dei secoli fu sottoposta a rifacimenti e trasformazioni fino ad arrivare all’aspetto attuale per opera dell’architetto Giovannozzi, nei primi del Novecento. Il giardino, articolato su tre terrazzamenti degradanti verso sud, è sistemato con un parterre di bosso, lungo l’asse della villa. È a Paolo Peyron che si deve la realizzazione del lago e del sovrastante complesso architettonico e monumentale. Le statue, di pregevole fattura, che ornano il giardino, al posto di quelle andate distrutte durante l’ultima guerra mondiale, provengono dalle ville venete del Brenta.
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